Una ragazza tiene delle shopping bag di acquisti del Balck Friday e Cyber Monday

Black Friday e Cyber Monday sono gli eventi commerciali più rilevanti dell’anno, un weekend nero che anche per questo 2018 ha registrato boom di incassi grazie agli acquisti online. Tra le principali aziende a beneficiarne Amazon, naturalmente.

Alzi la mano chi non ha approfittato di sconti e promozioni nelle folli giornate dedicate agli acquisti online! Due date che inaugurano ogni anno il periodo di picco delle vendite per tantissimi prodotti ribassati, una sorta di anticipo alle impennate dello shopping natalizio.

Black Friday e Cyber Monday, diamo i numeri negli Stati Uniti

Amazon dichiara che «Le vendite delle piccole e medie imprese a livello globale sono salite del 20% nel giorno del Black Friday» e solo negli Stati Uniti sono stati registrati più di 180 milioni di prodotti venduti sulla piattaforma. In generale, gli americani hanno speso circa 7,9 miliardi in shopping online: il 19,3% in più rispetto allo scorso anno.

«I dispositivi Echo sono stati il prodotto più venduto su Amazon a livello globale».

E in Italia:

Il portale di comparazione Idealo ha rilevato che quest’anno il Black Friday in Italia ha registrato un aumento sulle intenzioni di acquisto pari al +25,1% rispetto al 2017 e in generale, la Black Week (dal 19/11 al 23/11) ha segnato il +55% rispetto ai valori della settimana media.

Le categorie di maggior successo? Il podio è conquistato da Smartphone (10,2%), Televisori (4,2%), Sneakers (2,9%). Quale dispositivo è stato usato principalmente? Lo smartphone è al primo posto con il 52,8% rispetto al pc 41,1%, mentre il tablet rimane al 6%. Le regioni maggiormente interessate: Lombardia (25,9%), Lazio (17,6%), Emilia-Romagna (6,7%). Nella classifica per età troviamo al primo posto gli utenti tra i 35 e i 44 anni (27,9%), seguiti dalla fascia dei 25-34 anni (22,9%); terzo posto per i consumatori dai 45 ai 54 anni (con il 21,2%).

Un camion Amazon Prime in viaggio per consegnare acquisti di Black Friday e Cyber Monday

Amazon e la retribuzione minima oraria

Lo scorso mese il colosso dello shopping online ha parecchio fatto parlare di sé. La notizia riguarda la scelta di voler aumentare per la prima volta la retribuzione minima oraria dei propri dipendenti da 11 a 15 dollari negli Stati Uniti e da 7 a 11 sterline nel Regno Unito.

Cosa c’è dietro questa decisione?

Dopo la ripresa dalla crisi finanziaria registrata alla fine dello scorso anno, gli stipendi non sembrano essersi omologati all’ondata di numeri in positivo.

Sono infatti aumentati i salari medi nominali, raggiungendo i 24 dollari orari, mentre quelli reali sono rimasti ancorati agli standard passati.

A questo si aggiunge la richiesta crescente di manodopera legata al settore logistico.

Lo scopo sembra essere quello di attirare sempre di più personale, anche poco qualificato, ma ben disposto a essere impiegato nei magazzini dedicati allo stoccaggio di merci per il mercato del web.

L’obiettivo?

Far leva sulla figura del lavoratore precario, così da alimentare il fabbisogno relativo principalmente ai periodi di picco del mercato, come Black Friday e Cyber Monday per l’appunto.

Un atteggiamento che sembra voler rispondere anche al disegno di legge che penalizza tutti i datori di lavoro i cui dipendenti sono costretti a ricorrere a sussidi statali per sopravvivere, a causa del salario troppo basso, come nel caso del gigante di Seattle.

Un’abile mossa per uscire dalle critiche finanziarie e attirare nuova forza lavoro, anche a scapito della concorrenza.

Senz’altro una scelta politica dunque, ma anche di immagine.

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