Chi l’avrebbe mai detto che in così poco tempo saremmo già arrivati al punto di reinventare il cloud.
Eppure, tant’è: Cubbit è la startup tutta italiana che lancia una nuova visione del cloud

Grazie a 160 mila euro raccolti su Kickstarter (oltre il triplo dell’obiettivo prefissato), la startup di under 28 bolognese sta elaborando un servizio gratuito, criptato e, soprattutto, eco friendly.

A stupire non è tanto la cifra raccolta quanto più il fatto che sia stata messa insieme in poco meno di due giorni per una tecnologia unica al mondo, almeno al momento.

Come funziona Cubbit?

Sostanzialmente, il sistema di cloud offerto da Cubbit per l’utente esterno risulta molto simile a Dropbox e Google Drive ma a cambiare radicalmente è tutta l’infrastruttura che c’è alle spalle: non più datacenter costosi, hackerabili e inquinanti dove salvare i propri dati, ma una rete di dispositivi (le Cubbit Cell) connesse in peer-to-peer nelle case degli utenti. Nasce così il primo cloud senza abbonamenti mensili, con massima tutela della privacy grazie a un sistema di crittografia di standard militare, e con un impatto ambientale dieci volte inferiore rispetto a quello tradizionale.

La dichiarazione di Stefano Onofri, CEO di Cubbit

«È ora di alzare l’asticella nel mondo cloud. Con Hotmail abbiamo smesso di pagare le email. Con WhatsApp abbiamo smesso di pagare gli sms. Con Cubbit smetteremo di pagare il cloud storage. Dall’Italia portiamo sul mercato una tecnologia che è già stata apprezzata a livello internazionale, da Boston a Tel Aviv, e che ci ha portato a collaborare con il CERN.»

Ma anche Cubbit è nata in un garage come da migliore tradizione della Silicon Valley?

«No, Cubbit nasce in un Airbnb da un team tutto italiano di giovani under 28: la casa di un nostro parente che usavamo come ufficio di giorno e che affittavamo alla notte. Nel nostro paese abbiamo avuto l’opportunità di crescere e oggi siamo in quindici, grazie al supporto di investitori e partner italiani e internazionali. Il risultato di questa campagna è solo il primo passo per rivoluzionare completamente il mondo del cloud.»

Perché Cubbit è così sicuro?

A quanto dichiarato da Marco Moschetti, CTO della startup, l’intera architettura del sistema è progettata in modo tale che nessuno possa aver accesso alle password o ai dati dell’utente, fondatori della startup compresi. Ma c’è di più: i file all’interno di Cubbit non possono essere rubati poiché sono distribuiti e protetti dagli strumenti di crittografia più avanzati oggi disponibili.

A quanto pare sì, è già tempo di reinventare il cloud e grazie a un team di giovani bolognesi under 28, forse potrebbe inaugurarsi l’era del cloud distribuito.

Scopri di più sul mondo delle startup