statua di drago cinese

Lo scandalo che ha colpito D&G è solo l’ultimo episodio della sottomissione occidentale al mercato cinese.

L’oriente in un corto Pixar

Nell’ultimo cortometraggio prodotto dalla Pixar i protagonisti sono una donna e un piccolo panino di riso che in Cina viene chiamato bao. La musica e l’animazione coinvolgono lo spettatore in un’atmosfera dal gusto orientale/cinese. Il legame tra i due personaggi è quello di madre e figlio. La donna è una madre affettuosa e molto generosa, ma nell’istante in cui il piccolo Bao non rispetta le sue regole si infuria e recide il rapporto cacciandolo di casa. Successivamente Bao, pentito, torna a casa e trova la madre pronta ad accoglierlo.

Lo scandalo Dolce e Gabbana in Cina

Vi ho parlato di questo corto perché rivela la stessa dinamica che si è presentata con lo scandalo Dolce e Gabbana di qualche giorno fa. La famosa casa di moda italiana ha lanciato una campagna Instagram composta da tre video per sponsorizzare la sfilata che si sarebbe dovuta tenere a Shanghai. Nei video incriminato una ragazza cinese prova a mangiare con le tradizionali bacchette dei prodotti tipici italiani come gli spaghetti o il cannolo siciliano.

Domenico Dolce e Stefano Gabbana fondatori di D&G

Le reazioni della Cina allo spot D&G

Il popolo cinese di Instagram, e degli altri social network, non ha preso bene la campagna pubblicitaria. Le accuse sono quelle di razzismo per aver stereotipato usi e costumi cinesi ridicolizzandoli, sottintendendo una superiorità della civiltà occidentale. La situazione si è inasprita ulteriormente quando, per rispondere alle critiche mosse dalla modella Michaela Tranova, dal profilo di Stefano Gabbana sono arrivati diversi messaggi offensivi verso la Cina e i suoi abitanti.

La maison ha prontamente avvertito che il profilo dello stilista era stato hackerato. Inoltre molte piattaforme di ecommerce cinesi come Tmall e JD.com hanno deciso di escludere il marchio dalla loro offerta di prodotti. Un flop di dimensioni cosmiche, ma non irrecuperabile.

Le scuse necessarie


Domenico Dolce e Stefano Gabbana hanno pubblicato un video di scuse dimostrandosi comprensivi verso la Cina e pronti a fare ammenda. Questo gesto può sembrare una ritirata inconcludente. Ma guardando al passato possiamo dire che non è così. Infatti, Dolce e Gabbana è solo l’ultima azienda che si è scontrata con il rigido regolamento cinese. Abbiamo già parlato di come Google è tornato in Cina piegandosi alle direttive del governo cinese e con lui anche Dior e Mercedes. Tutti e tre dopo un periodo di “esilio” o boicottaggio sono stati riaccolti nel celeste impero.

Perché la Cina è tanto importante per il lusso?

Perché questi big hanno dovuto correggere il tiro e adattare la loro offerta alla richiesta cinese? Basti pensare che in Cina vengono spesi nel settore del lusso 73 miliardi di dollari ogni anno. Inoltre, una stima di McKinsey, sostiene che un terzo della spesa globale di questo settore venga dalla Cina. Tornando a D&G, il 30% dei ricavi del lusso della casa di moda proviene da questo paese, circa 400 milioni di euro. (Fonte Il Foglio)

La Repubblica cinese non può essere ignorata anche perché gli utenti internet sono 772 milioni, ossia il 55% della popolazione. Di queste persone, 717 milioni fruiscono internet da mobile. Inoltre le persone tra i 25 e i 35 anni rappresentano l’utente medio che acquista online.

Di Cina ce n’è una sola

Considerando questi dati risulta chiaro che le scuse porte dai fondatori della maison italiana sono state il primo passo verso una riconciliazione. Come nel cortometraggio Pixar il figlio torna a casa dopo aver accettato le regole della madre, così anche D&G e gli altri big sono tenuti a rispettare la tradizione e le direttive della madre Cina. 

Scopri i nostri Focus