Una ragazza con dipendenza da cellulare che ignora la scritta "life"

 

Il like compulsivo, l’ossessione per le notifiche, l’immancabile scrolling della buonanotte, quello con cui passi in rassegna tutti i social a cui sei iscritto (ammettilo!).

Diciamo la verità, spesso ci si lascia prendere un po’ la mano quando si tratta di smartphone e questa (cattiva) abitudine non riguarda soltanto i giovanissimi. Le statistiche europee affermano che il 57% delle persone controlla il cellulare al risveglio, mentre l’83% risponde a email di lavoro durante la notte.

Allora, come capire se hai davvero sviluppato una dipendenza?

Considerando quanto la tecnologia sia ormai parte della nostra vita, non è sempre facile amministrare in maniera sana e consapevole i device a nostra disposizione.

Ma spezziamo una lancia a favore dell’oggetto incriminato. Se da una parte i social network hanno contribuito ad alimentare la necessità di iperconnessione, dall’altra, c’è da dire che tantissime azioni quotidiane vengono svolte sempre di più tramite smartphone. Come pagare il parcheggio, per esempio, oppure le bollette, o fare shopping. La lista è sorprendentemente lunga, non si tratta più solo di chiamate e messaggi.

L’impero Apple, per primo, ha dato il via ad una nuova era per il mobile, trasformando il telefono in un must have capace di conquistare un target tanto ampio quanto eterogeneo.

 

I sintomi

Siamo tutti un po’ schiavi della tecnologia, questo è chiaro. Ma come capire quando uno spiccato approccio digital si trasforma in una dipendenza da cellulare?

  1. Nomofobia

Il termine deriva da no-mobile-phone e sta ad indicare letteralmente la fobia di rimanere sconnessi dal proprio telefono, o addirittura di sentirsi esclusi dal mondo. Questo innesca un processo di dipendenza patologica che porta ad un controllo frequente e ossessivo del proprio dispositivo. Pur di essere costantemente online, ovunque si trovi, il nomofobico dispone sempre di un caricabatterie e di un’ampia scorta di giga. Gli effetti più gravi? Irrequietezza, ansia, vago malessere.

 

Amici a cena affetti da dipendenza da cellulare

 

  1. Phubbing

La parola deriva dalla fusione di phone e snubbing, ovvero ignorare. Quante volte ti sei ritrovato a cena con un gruppo di amici con gli occhi incollati sul proprio telefono, non curanti del mondo circostante? Parliamo di un isolamento autoimposto che spesso si tende a sottovalutare, ma i cui effetti possono ripercuotersi sulle relazioni sociali.

 

  1. Disturbi del sonno

Vai a letto stanco e al risveglio ti attende lo stesso mood? Se come tanti hai l’abitudine di usare assiduamente il cellulare prima di addormentarti, il problema potrebbe non essere il materasso. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences, il device può causare una riduzione dei livelli di melatonina, l’ormone che regola il sonno. Dunque, soffri di insonnia e speri di ovviare al problema tra uno scroll e l’altro? Prova a spegnere il telefonino e ad aprire un libro, piuttosto.

 

  1. Calo della concentrazione

Quando la notifica chiama, si sa, l’utente risponde. Secondo Enlabs infatti, in media controlliamo il telefono 200 volte al giorno e lo tocchiamo addirittura 1000! Un comportamento che ha i suoi effetti su lavoro e studio, compromettendone il livello di attenzione e concentrazione.

 

Una ragazza a letto mentre controlla il cellulare

 

Quando il male coincide con la cura

Il paradosso si verifica proprio quando è la tecnologia stessa a proporre interventi affinché i suoi utenti siano educati ad usarla meno.

Dallo scorso anno la Grande Mela permette di tenere sotto controllo il tempo di utilizzo del proprio cellulare attraverso un resoconto giornaliero. Il report traccia precisamente quanto si trascorre su ogni app, specificando per ciascuna il numero di attivazioni dello schermo e le notifiche ricevute. Un modo per prendere coscienza di quanto effettivamente la nostra quotidianità sia influenzata dal dispositivo. Pensi di aver esagerato oggi? Beh, riconoscerlo è già metà della soluzione, ma puoi fare di più. Con l’iPhone, per esempio, hai la possibilità di impostare un limite che, se superato, comporterà l’oscuramento di una o più applicazioni da te selezionate. Crisi di astinenza? Puoi ignorare l’alert, con una proroga di 15 minuti.

 

due mani incatenate al cellulare

 

Ma perché siamo così ossessionati dal telefono?

Essere in più posti contemporaneamente: sul divano davanti al tuo programma Tv preferito, non ma non necessariamente.

Ti basta un click sulle Stories dei tuoi follower e in un attimo ti ritrovi: sul bagnasciuga di un atollo sperduto dall’altra parte dell’emisfero, a brindare in un locale della movida capitolina, a fare shopping da Zara, a sottolineare un manuale di diritto pubblico in vista di un esame imminente.

Ti senti parte di un grande meccanismo, un ecosistema che ti permette di interagire, conoscere, vedere, esplorare. Essere iperconnessi è un po’ come avere dei super poteri, in primis quello dell’ubiquità. La doppia faccia della medaglia?

Ci sentiamo sopraffatti da questa continua esposizione ma non riusciamo a farne a meno. Sì, perché se da una parte questo bombardamento mediatico tende a stressarci, dall’altra, boicottare la notifica che illumina lo schermo, provoca quel senso di smarrimento ed emarginazione tipico di chi si sente isolato dal mondo. Un po’ come quando vorresti partecipare ad un concerto e invece resti fuori dallo stadio ad immaginare le performance del tuo artista preferito.

L’imperativo di avere sempre tutto sotto controllo è un sacrificio non da poco, ma siamo davvero pronti a rinunciarvi?

 

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