Due mani tengono uno smartphone con aperta l'app di Google Plus

Google Plus esce di scena a distanza di 7 anni dalla sua nascita. Un addio definitivo? Non proprio, il colosso di Mountain View annuncia la chiusura del social dedicato al grande pubblico ma quello business rimarrà online.

La grande G si appresta a chiudere Google+ per un bug che, per oltre tre anni, ha esposto oltre 500 mila utenti a potenziali furti di dati personali. Secondo uno dei portavoce, l’anomalia era già stata scoperta da tempo e in programma vi era una comunicazione ufficiale di pubblica ammissione dell’errore.

Peccato che il premio al tempismo sia stato vinto dal Wall Street Journal, il primo ad aver annunciato il fatto con un articolo pubblicato lo scorso 8 ottobre.

Siamo di fronte a un episodio molto simile allo scandalo di Cambridge Analytica con Facebook, con la differenza che invece di esporsi con delle pubbliche scuse, Google ha cercato, finché è stato possibile, di far passare sotto silenzio l’episodio.

Episodio che sembrerebbe quasi diventato l’espediente per chiudere una volta per tutte un servizio rivelatosi non all’altezza delle grandi previsioni, lasciando online soltanto la versione dedicata alle aziende.

Una mano tiene un cubo rosso con il logo di Google Plus

Dalla nascita all’epilogo di Google Plus

G+ nasce nel 2011 con l’obiettivo di assimilare i tantissimi utenti Google all’interno di un unico bacino dato dalla fusione delle migliori caratteristiche dei social più famosi.

Un progetto ambizioso e apparentemente semplice finalizzato alla conversione di un qualsiasi utente delle numerose app Google, in utente Google Plus. Il margine di successo poteva risultare quasi garantito considerando le cifre a sei zeri relative agli utilizzatori delle piattaforme di proprietà del colosso, come YouTube o Gmail.

Nella fase iniziale, effettivamente, si è subito riscontrato un boom di iscrizioni al social. Peccato che il livello di engagement, ovvero di coinvolgimento, fosse bassissimo. Il primo mese contava 25 milioni di registrazioni ma, di contro, il 90% delle sessioni registrava una durata media di soli 5 secondi.

Le fasi evolutive del social sono scandite dal 2013, anno del primo rilancio con le videoconferenze di Google Hangout e dal 2015, con una nuova versione per creare collezioni tematiche. Nel 2017, l’ultimo rilancio per un maggior controllo dei commenti e la creazione di eventi, sebbene il monopolio della funzione sia di Facebook. Infine, il dimenticatoio.

Perché è stato un flop?

Le migliori caratteristiche di Facebook e Twitter unite in un solo prodotto, e allora cosa c’è che non va? Probabilmente la volontà di racchiudere molteplici funzioni in un’unica soluzione potrebbe essersi rivelata vincolante e confusionaria per i meno esperti in social network.

L’esistenza di diverse piattaforme infatti è giustificata proprio dalla volontà di rispondere a diversi intenti ed esigenze. Anche influencer e blogger che inizialmente avevano scelto Google Plus per aumentare il proprio pubblico, hanno finito per preferire l’engagement garantito dalle immagini di Instagram.

Che sia il caso di dire less is more?

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