Ragazza con smartphone simbolo dell'India digitale

Da qualche anno il monopolio americano per l’innovazione tecnologica ha cessato di essere tale a causa della potenza cinese, ma la Cina non è l’unica rivale dello Zio Sam, anche l’India digitale dice la sua.

Un pizzico di filosofia

C’è un fenomeno che la mente umana produce per cui ci sembra di aver già vissuto una situazione che stiamo vivendo nel presente: il déjà-vu.

Questa proiezione della mente non è molto lontana dall’idea teorizzata da Nietzsche con il nome Eterno ritorno dell’identico o della ragionevolezza storica di Hegel. Non siamo qui per parlare di filosofia, ma tale riproporsi di eventi storici e non, è un fatto curioso e suscita la mia curiosità. Con associazioni più o meno ragionate, voli pindarici e collegamenti evidenti riusciamo a raggruppare e comparare fatti diversi in epoche altrettanto differenti.

Dalla Russia di Pietro il grande all’India di Narendra Modi

Ora vi svelerò perché sto cercando di riacciuffare elementi dalla mia memoria scolastica. Ricordate quando Pietro il Grande tentò di modernizzare la Russia facendo tagliare barba e baffi a tutti i suoi sudditi per occidentalizzarli?

Questo è solo un esempio dei molti cambiamenti imposti dallo zar russo.

Ciò che mi preme sottolineare è la sua capacità di inserire una nuova marcia in quelle che erano la cultura e la tradizione del suo paese per farlo diventare una potenza o, perlomeno, fargli raggiungere un livello d’innovazione pari a quello occidentale.

Prestando attenzione all’India di Narendra Modi, il primo ministro, potete capire perché poco fa vaneggiavo su concetti filosofici riguardanti la circolarità della storia. Modi sta conducendo la sua nazione, alla stregua di Pietro il Grande, verso l’era digitale.

Questa avanzata a grandi falcate è testimoniata dal fatto che l’India è il 6 mercato ecommerce più grande del mondo e spicca tra i più grandi Hub di nuove imprese nel mondo. Il cuore di questo corpo digitale è Bangalore, la Silicon Valley indiana, che sta sfornando nuove startup a profusione, sono più di 3000 quelle tecnologiche.

 

Bangalore sede dell'India digitale

Le novità dell’India digitale

Una delle novità introdotte da Narendra Modi è la cosiddetta identità biometrica, Aadhaar, ovvero la cugina più avanzata della carta d’identità. Un documento che comprende impronte digitali e scansione della retina di ogni individuo. Sembra una vera follia la missione del primo ministro, ma ha già convinto molte persone.

Il punto su cui questa rivoluzione fa leva è il desiderio di essere connessi che tutti gli indiani hanno, ricchi e poveri. Tutti vogliono avere uno smartphone, nessuno vuole essere escluso dal mondo.

Demonetizzazione

Nel novembre 2016 Modi ha decretato che tutte le banconote da 500 e 1000 rupie in circolazione sul territorio indiano erano da considerarsi fuori corso e che entro il 31 dicembre si sarebbero potute cambiare o depositare in banca ricevendo nuove banconote da 2000 rupie, o l’equivalente dell’importo in cambi più piccoli.

La politica di demonetizzazione applicata dal primo ministro indiano aveva una doppia valenza: da una parte arginare l’evasione fiscale, dall’altra far passare il paese dai pagamenti cartacei a quelli in plastica (carte di credito) o tramite app.

In pochi anni, dal 2010 al 2015, il mercato digitale indiano è cresciuto del 35% e si presume che entro la fine del 2018 l’economia legata al digitale rappresenterà il 5% del PIL della nazione e che nel 2022 la metà dei consumatori di internet vivranno nell’India rurale.

Il repentino cambiamento porterà davvero i frutti sperati?

Le divisioni in caste che caratterizzano l’India verranno sorpassate grazie alla tecnologia?

O sarà un ulteriore fattore che acuirà il divario tra ricchi e poveri?

Quali saranno le prossime mosse di Modi per arrivare all’India digitale?

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