volto metà umano e metà robotico di un'influencer virtuale

Dal 2016 sono comparsi i primi post dei cosiddetti influencer virtuali: degli avatar in tutto e per tutto in grado di coinvolgere milioni di follower.

Nelle poche ore, perché sono sempre troppo poche, in cui mi concedo una visita della nostra bella capitale mi piace girovagare tra le vie, perdermi e ritrovarmi. Ma ci sono dei luoghi che non dimentico mai di visitare, fra questi c’è la chiesa di San Pietro in vincoli dove risiede una delle opere più commoventi di Michelangelo: il Mosè, elemento centrale della tomba di papa Giulio II.

«Perché non parli?»

Una delle leggende che caratterizzano quest’opera afferma che il Buonarroti, terminata la statua, esclamò: «perché non parli?». Il Mosè è sembrato talmente vero, talmente umano al suo stesso autore da fargli pronunciare quella frase. Che sia vero oppure no questo aneddoto rimane il fatto che l’opera michelangiolesca, nella sua imponenza e maestosità, sembra quasi respirare (e parlare).

Influencer virtuali cosa o chi sono?

Una simile percezione di smarrimento e di confusione della sfera reale con quella della fantasialo si prova oggi con quelli che il web ha battezzato influencer virtuali: degli avatar antropomorfi con una vita relazionale che non ha nulla da invidiare ai colleghi in carne ed ossa. La prima di queste figure virtuali è stata creata dalla Brud Company (compagnia americana specializzata in intelligenza artificiale), è conosciuta come @LilMiquela. Miquela Sousa è una ragazza di 19 anni che nel 2016 ha esordito sulla piattaforma di Instagram come influencer, appunto. È brasiliana, ma vive a Los Angeles (come Chiara Ferragni), è appassionata di moda e musica, su Spotify è possibile ascoltare alcuni suoi brani e su Instagram, oltre alla moda, diffonde le sue personali posizioni a favore della comunità LGBTQ e del movimento Black Lives Matter.

 

Uno smartphone raffigura stories di influencer virtuali su Instagram

Realtà o finzione?

Per un secondo vi siete dimenticati che stavo parlando di un soggetto virtuale, vero? È proprio questo il punto, Miquela e gli altri avatar sono in grado di farci perdere il senso della realtà a causa della loro capacità di mescolare virtualità e vita quotidiana: vestiti di marca, creazione di brani musicali, attivismo per tematiche sociali ecc. Ogni volta che un post di questi influencer virtuali viene pubblicato ottiene migliaia di visualizzazioni e like. Spesso nell’immagine non compare solo l’avatar ma anche una persona o un luogo reale, questo fa sempre parte del gioco di mischiare le due sfere di verità e finzione che produce un effetto di credibilità e verosimiglianza.

Virtual influencer una nuova forma d’arte?

In un certo senso potremmo parlare degli influencer virtuali come di una forma d’arte, ma qual è il loro vero scopo? Marketing? Può darsi, ma sono state considerate tutte le conseguenze che questa “forma d’arte” può produrre? Siamo giunti al punto in cui non solo la macchina si sostituisce all’uomo, ma è l’uomo stesso a chiedere che un avatar si sostituisca a lui? Fino a che punto la realtà virtuale saprà rispondere alle esigenze umane?

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