Libri startup: un binomio non sempre semplice ma un trend in crescente aumento.

Che lavoriate in una startup o che siate degli aspiranti startupper, probabilmente avrete scandagliato la rete con la chiave di ricerca “libri startup” sperando di trovare qualcosa da leggere per riuscire forse a fare un po’ di chiarezza in un mondo abbastanza confuso.

Perché il mito di un paio di nerd in un garage che tentano di realizzare un sogno è bello, ma c’è molto di più, come testimonia la figlia di Steve Jobs.

Libri startup: come scegliere quello giusto?

Basta fare un giro su Amazon per rendersi conto che il problema non è tanto la quantità ma la qualità.
Da qui la domanda: come scegliere i libri startup giusti?

Ce ne sono di tutti i tipi, libri per aspiranti startupper, libri più adatti a chi ne ha già avviata una e manuali di sopravvivenza per chi ci vive, in una startup.

Noi ve ne consigliamo cinque, per cominciare bene l’anno

Startup di merda di Mario Moroni (La memoria del mondo, 228 pp.)

Un consiglio in controtendenza ma molto arguto: Startup di merda è il tentativo di disilludere riguardo il fascino del mondo delle startup parlando delle difficoltà di questo percorso. Come si diceva: non solo pro nel percorso che spesso dal garage di casa non porta da nessuna altra parte.

«Questo libro è nato per riempire un vuoto: quasi tutta la letteratura italiana sulle startup, oggi, è un fritto misto retorico che sembra avere come unico scopo quello di spingere giovani e meno giovani a darsi in pasto al mercato senza le giuste precauzioni. I nuovi startupper sono convinti di cadere sul morbido dell’idea che è venuta loro mentre erano al pub con gli amici, salvo poi schiantarsi al primo semestre tra Iva e contributi»

Da zero a uno. I segreti delle startup, ovvero come si costruisce il futuro di Peter Thiel (Rizzoli etas,  239 pp.230)

Nel mondo del business ogni evento accade una volta sola. Il prossimo Bill Gates non costruirà un sistema operativo. Il prossimo Larry Page o Sergey Brin non realizzerà un motore di ricerca. E il prossimo Mark Zuckerberg non creerà un social network.
Se state copiando le loro imprese, non state imparando molto da loro.
Da zero a uno tratta di come costruire imprese che creano cose nuove e si basa su tutto ciò che Peter Thiel, imprenditore seriale e pensatore controcorrente, ha imparato in prima persona come cofondatore di PayPal e Palantir, e poi investitore in centinaia di startup, comprese Facebook e SpaceX.

Bad Blood: Secrets and Lies in a Silicon Valley Startup di John Carreyrou (Knopf Inc., 339 pp.)

Uno dei libri più belli del 2018 secondo il New York Times, TIME, Wall Street Journal e Washington Post, Bad Blood è la storia mozzafiato dell’ascesa e del crollo di Theranos, una startup biotech multimiliardaria, raccontata dal giornalista vincitore di numerosi premi che per primo ha portato alla luce questa vicenda, nonostante la pressione del suo carismatico CEO e le minacce degli avvocati.
Nel 2014, la fondatrice e CEO di Theranos, Elizabeth Holmes, era stata indicata come la Steve Jobs al femminile: una brillante ritirata da Stanford la cui startup “unicorno” ha promesso di rivoluzionare l’industria medica con un esame del sangue più veloce e più facile.

Sostenuta da investitori come Larry Ellison e Tim Draper, Theranos ha venduto azioni in un round di raccolta fondi che ha valutato la società a oltre 9 miliardi di dollari, mettendo il valore di Holmes a 4,7 miliardi di dollari circa. C’era solo un problema: la tecnologia non funzionava.

Una storia avvincente della più grande frode aziendale dai tempi di Enron, una storia di ambizione e arroganza.

The Startup Canvas di Massimo Ciaglia (Flaccovio editore, 258 pp.)

È una vera guida operativa per chi inizia questa esperienza per la prima volta, ma affronta anche tematiche complesse adatte a professionisti e a chi ha già maturato esperienze a riguardo. Questo libro è rivolto a chiunque voglia approfondire il mondo delle startup e scoprirne le chiavi per portarle al successo. Come fare a sviluppare la propria idea di business? Come consolidarla? Quali sono le strategie che stanno dietro la raccolta fondi e le tecniche per portarla a scalare il mercato?

 

Come far fallire una startup ed essere felici di Andrea Dusi (Bompiani, 112 pp.)

Un garage, una buona dose di genio e altrettanta di fortuna, un’idea rivoluzionaria destinata a cambiare il mondo. E poi soldi, successo, felicità.

Una narrazione facile e seducente, che alimenta da anni, con la complicità adorante di certi media, la mitologia dorata delle startup da Silicon Valley.

Ma la realtà delle statistiche ci obbliga a tornare con i piedi per terra: nove startup su dieci non sopravvivono ai primi tre anni di attività. La retorica dell’ottimismo però ha spesso la meglio e delle startup che non ce l’hanno fatta non rimane traccia, soprattutto in quei paesi, incluso il nostro, in cui è assente una cultura del fallimento, vissuto come un’onta personale che si fa stigma sociale.

Ma studiare i fallimenti, propri o altrui, è strumento indispensabile per individuare gli errori da non commettere e ricavare lezioni sulle pratiche virtuose da seguire. E perché no, per imparare a essere felici. Andrea Dusi lo fa in questo libro in modo concreto e sistematico, analizzando centinaia di casi, letti e interpretati anche alla luce dei suoi fallimenti e dei suoi successi.

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