obiettivo di una videocamera usata per molestie domestiche

Le molestie domestiche diventano un fenomeno 2.0, la casa domotica una prigione tecnologica

«Nessun calcolatore della serie 9000 ha mai commesso un errore o alterato un’informazione. Noi siamo, senza possibili eccezioni di sorta, a prova di errore e incapaci di sbagliare».

Per qualcuno questa citazione non significa nulla, per altri è un richiamo immediato a 2001 Odissea nello spazio, uno dei capolavori cinematografici firmati da Stanley Kubrick. Chi pronuncia questa frase è HAL 9000, l’intelligenza artificiale alla guida della nave spaziale Discovery.

-Avviso per coloro che portano l’onta di non aver visto questo cult movie sto per spoilerare il finale-

A differenza di quanto viene comunicato all’equipaggio il computer di bordo commette un errore e da quel momento diventa un pericolo per il comandante e i suoi. Così si decide di disattivarlo per sicurezza, ma la macchina, pur di salvarsi, decide di attentare alla vita degli astronauti. HAL è in grado di provare emozioni tra le quali la paura di essere escluso, si spiega così la sua reazione. Il film è una metafora della minaccia che la tecnologia può rappresentare se mal gestita.

Pericolo Smart Home

La lungimiranza – potremmo definirla quasi chiaroveggenza – di Kubrick rivela scenari che oggi possiamo definire più che realistici. Abbiamo già affrontato il tema delle smart home e degli assistenti vocali, ma non ci siamo soffermati sulle diverse conseguenze che possono derivare da questi dispositivi. Ed è qui che la previsione del grande registra entra in gioco. Esattamente come HAL anche i dispositivi che rendono la casa smart e permettono la domotica si possono rivelare un’arma a doppio taglio.

 

ragazza subisce molestie domestiche attraverso la tecnologia

Le molestie domestiche nell’era digitale

Lo ha fatto notare il New York Times pubblicando un’inchiesta sulle molestie domestiche 2.0, se così possiamo definirle. Ovvero quelle situazioni in cui un partner si ritrova sorvegliato, imprigionato e torturato dall’altro per mezzo della tecnologia a sua disposizione.

Secondo l’articolo di Nellie Bowles videocamere di sicurezza o serrature elettroniche vengono utilizzate per avere il controllo sulla persona che rimane in casa. Attraverso il collegamento alla rete WiFi questi dispositivi possono essere utilizzati a distanza. Solitamente il partner che subisce la molestia non conosce le password per attivare o disattivare le apparecchiature.

I casi più comuni

In questo modo si verificano molestie di diversa natura: improvvise riproduzioni di musica da altoparlanti nel cuore della notte, attivazioni in momenti sospetti delle videocamere di sicurezza, termostati portati a temperature intollerabili, lampadine WiFi che si accendono per conto proprio e porte che non si riescono più ad aprire con i normali codici. Le persone perdono il controllo delle loro case.

A differenza di quanto fatto da David (il comandante della Discovery di Odissea nello spazio) alla vittima non basterà scollegare il dispositivo per liberarsi della minaccia tecnologica e nemmeno la giurisprudenza verrà in suo soccorso.

La legge cosa prevede per queste situazioni?

Per casi come questi la legge è ancora acerba e non è in grado di fornire soluzioni pratiche attivabili. Infatti, pur imponendo al molestatore di rimuovere i dispositivi non è semplice verificarne l’effettiva disinstallazione. Non è nemmeno così immediato e chiaro il limite che stabilisce un utilizzo consono dei diversi apparecchi da uno anomalo e molesto.

Regolamentare l’uso della tecnologia per vivere meglio

La minaccia tecnologica non deriva dalla tecnologia stessa ma dall’uso che l’uomo ne fa. Non si tratta perciò di difendersi da essa, ma di dotarla di regole per poterla utilizzare al meglio per lo scopo per cui nasce: aiutare le persone nella quotidianità.

Rubando un’ultima battuta ad HAL possiamo dire: «questa macchina è troppo importante per me per lasciare che tu la manometta».

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