Veduta nello spazio di un satellite OneWeb

A volte le soluzioni arrivano – come dire – “dall’alto” e questo OneWeb sembra averlo compreso a pieno.

La società statunitense di telecomunicazioni ha avviato da alcuni mesi un progetto di realizzazione e lancio di satelliti in orbita, grazie ad un finanziamento totale che ammonta a 3,4 miliardi di dollari.

Considerando che la costruzione di uno solo di essi ha un costo di circa 1 milione, non sono mancate le prime perplessità sulla reale fattibilità dell’operazione, tenendo conto anche delle spese di lancio e amministrazione. OneWeb però ci tiene a far sapere che non appena la compagnia costruttrice Airbus sarà operativa, si potrà contare su una diminuzione effettiva dei costi.

La mission di OneWeb

Il primo intervento prevede un invio iniziale di 650 satelliti, per poi arrivare ad un totale di 900 unità, in modo da garantire una copertura internet a livello globale.

La frequenza dei lanci in orbita sarà di 30 satelliti al mese, in modo che il servizio sia operativo e disponibile per gli utenti entro il 2021. Un modo alternativo per portare internet in aree remote del nostro pianeta, dove non sarebbe possibile intervenire attraverso cavi in fibra ottica.

Diversamente, con OneWeb l’obiettivo è rendere disponibile internet per mezzo di un’antenna che riceve il segnale dai satelliti per poi diffonderlo attraverso una rete locale più piccola, ma anche molto più economica.

L’amministratore delegato della compagnia, Adrian Steckel, ha dichiarato:

«Con il recente successo del lancio dei nostri primi sei satelliti, il quasi completamento della nostra innovativa struttura di produzione satellitare con il nostro partner Airbus, il progresso verso la completa sicurezza della nostra posizione di spettro prioritario Itu e la firma dei nostri primi contratti con i clienti, Oneweb sta uscendo dalla fase di pianificazione e sviluppo per l’implementazione della nostra costellazione completa».

 

Il pianeta Terra circondato da inquinamento spaziale

 

One web non è l’unica a concorrere all’iniziativa

Sono diverse le aziende che al momento si stanno interessando a soluzioni di questo tipo. Parliamo di iniziative a dir poco colossali, ma da cui possono derivare entrate miliardarie.

Attualmente infatti, esistono già dei servizi di copertura internet da parte dall’orbita spaziale, ma i risultati non sono stati quelli sperati: connessione lenta e difficoltà nella comunicazione. Un problema attribuibile alla distanza dalla Terra, di norma pari a circa 36 mila chilometri. Distanza che queste nuove operazioni intendono ridurre a 1200.

SpaceX: lo scorso anno ha avviato il progetto Starlink che in totale conta 12 mila satelliti da lanciare nello spazio. Il sistema prevede che all’inoltro del messaggio, una stazione di terra comunicherà con uno dei satelliti in orbita attraverso le onde radio. Una volta arrivato nello spazio, il messaggio passerà da un veicolo all’altro per poi essere ritrasmesso alla stazione di terra. Un modo per assicurare una copertura internet molto veloce, pari al doppio dell’attuale fibra ottica.

Amazon: il colosso di Jeff Bezos continua a far parlare di sé e propone il suo intervento Project Kuiper mirato al lancio di 3.236 satelliti a bassa orbita. Un intervento per coprire il 95% della popolazione globale per mezzo di banda larga a bassa latenza e ad alta velocità.

Un portavoce ha dichiarato che: «Questo è un progetto a lungo termine che prevede di servire decine di milioni di persone che non dispongono dell’accesso di base a internet a banda larga. Non vediamo l’ora di collaborare a questa iniziativa con le aziende che condividono questa visione comune».

 

L’inquinamento spaziale

Dar luogo ad un progetto simile significa anche valutare tutti i potenziali rischi a cui si può essere esposti. In questo caso, l’elevato traffico di satelliti in orbita potrebbe causare inquinamento spaziale e di conseguenza, delle eventuali collisioni. La NASA infatti ritiene che il 99% di questi dovrà essere rimosso al termine del proprio ciclo di vita.

Greg Wyler, CEO di OneWeb, ha dichiarato che l’azienda si impegnerà per smaltire i suoi satelliti trascorsi 5 anni dal loro spegnimento. In caso contrario, la forza gravitazionale della Terra potrebbe impiegare fino a 2 mila anni per trascinarli al di fuori dell’orbita. Per questo i satelliti sono stati progettati in modo che il carburante disponibile possa poi riportarli nell’atmosfera terrestre, una volta terminata la loro attività.

«Ci sono molti progetti sui satelliti che vengono realizzati senza la piena considerazione del completo ciclo del sistema: cosa succede ad una bottiglia di plastica lanciata nell’oceano? Si tratta in fondo dello stesso problema, solo su una scala diversa»,afferma Wyler.

 

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