i driver di Amazon sono ormai in stato di agitazione quasi permanente

A che punto siamo con le condizioni di lavoro dei driver in Italia? A un punto morto, verrebbe da dire.

Nonostante i proclami fatti in fase di insediamento del nuovo governo e nonostante ciò che era stato promesso con il decreto dignità, la situazione dei rider che offrono servizio di trasporto merci per grandi major del cibo e non solo sembra del tutto fuori controllo.

Questa volta non parliamo di driver in bicicletta ma dei driver di Amazon che lo scorso febbraio hanno dato vita all’ennesima manifestazione a Milano creando il blocco delle circa 3000 consegne.

Cosa rivendicano i driver di Amazon

In piazza 25 aprile si rivendicano sicurezza, meno carichi di lavoro, più tutele e più assunzioni. Le direttive aziendali del colosso dell’e-commerce sono insostenibili e, a detta degli scioperanti, anche con una pessima organizzazione.

Ai microfoni dell’agenzia DIRE Silvano, 48 anni, ha dichiarato:

«Non c’è solo il numero di stop eccessivi ma una pessima organizzazione: mi capita di fare una consegna alle 8 del mattino in una tal via per poi ritornarci alle 4 del pomeriggio. Noi con quattro minuti tra una consegna e l’altra facciamo 200.000 inversioni a U al giorno, rischiando la nostra vita.»

 

Quante consegne effettua un driver di Amazon al giorno?

La performance è un circolo vizioso dal quale sembra impossibile uscire.

La media è di circa 120 consegne al giorno, con orari di lavoro improbabili (dalle 5 del mattino alle 19) strettamente legato ai risultati: più consegni, più felice è l’azienda. In teoria.

In realtà, racconta sempre Silvano, più consegni e più il personale viene ridotto, ma non il carico di lavoro.

Il punto però, spiega Roberto, sembra non siano tanto i pacchi consegnati quanto più gli stop.

Quattro minuti a consegna sono troppo pochi ma, più di tutto, contano gli stop visto che in una fermata possono essere consegnati più pacchi, addirittura fino a quindici.

Che quattro minuti a fermata siano poi troppo pochi è evidente, anche se l’azienda sembra preferire l’algoritmo alla voce dei rider:

«Non puoi mica parcheggiare sempre davanti al civico e non sempre il cliente arriva subito, a volte sono condomini con vari interni, ti dice “arrivo”, poi passa un quarto d’ora… e non è colpa né mia né sua, ma di questa dinamica.»

Quali sono gli effetti degli scioperi dei driver di Amazon

Che le lamentele arrivino o meno alle alte sfere non è dato saperlo, ma sicuramente non saranno passate inosservate le oltre 3000 consegne saltate in una sola giornata.

Quello dello scorso febbraio poi è solo l’ultimo fatto riportato, in ordine di tempo.

Quel che l’azienda sembra non capire, a detta di tutti, è che si sciopera per poter far funzionare meglio Amazon, non per non farlo funzionare. Come? Tramite attività organizzate e condizioni lavorative dignitose che tengano in considerazione diversi fattori a oggi ignorati. Altrimenti il rischio è la “guerra al portafogli” invocata da Landini.