il libro Pesciolino di Lisa Brennan-Jobs

Un folle geniale. Icona ed emblema di un’epoca. Mr Apple. Visionario. L’uomo che cambiò il mondo.

Questi sono solo alcuni degli appellativi che negli anni sono stati assegnati a Steve Jobs, il padre di Apple, NeXT e Pixar. Parole che hanno descritto l’uomo pubblico, ma chi fosse Jobs nella sua vita privata nessuno lo aveva mai raccontato. Nessuno prima di Lisa, la figlia ripudiata, riconosciuta, abbandonata, cercata, persa e ritrovata che si racconta tra le pagine del libro Pesciolino – Small Fry(Rizzoli, pp. 432, €18,50, trad. Stefania Cherchi e Sara Puggioni).

Small Fry – come le patatine fritte che restano in fondo al sacchetto, fredde e crostose; e pensavo volesse chiamarmi come qualcosa di piccolo, o stortarello. Solo più tardi avrei imparato che fry è anche una parola antica per indicare quei pesciolini piccoli che di solito si ributtano in mare perché abbiano il tempo di crescere ancora un po’.

Questo il titolo dell’opera di Lisa Brennan-Jobs, figlia nata dalla relazione tra Steve e Chrisann Brennan quando i due avevano poco più di 20 anni. Cresciuta insieme alla madre e senza conoscere suo padre che, per un lungo periodo, si è rifiutato di riconoscerla come figlia fino alla prova del DNA.

All’ombra del padre

Pesciolino non è un libro sul talento innovatore di Jobs, è piuttosto la biografia di una bambina cresciuta all’ombra di un padre assente, ma non per questo meno amato e meno modello da imitare.

Un libro pieno di contraddizioni e fraintendimenti. Sentimenti contrastanti di una personalità in costruzione, quella di Lisa, e decisioni crudeli, spesso illogiche, di uomo che scopre su di sé il difficile compito di padre.

Un equilibrio precario che non ha impedito a Lisa di crescere facendo tesoro dei momenti, seppur rari, in cui il famoso Jobs si mostrava umano comprensivo e amorevole.

 

Il primo computer Apple Lisa citato nel libro Pesciolino

Steve Jobs: un genio per tutti

L’etimologia latina della parola genio ha radice nel termine “generare”, la connessione tra i due vocaboli è presto chiarita. Il genio, infatti, indicava sia la figura del pater familias che la divinità romana, spirito buono o cattivo, che interveniva nella vita degli esseri umani. Steve in questo senso, per la figlia Lisa, è stato un genio: uno spirito che nel bene o nel male ha influenzato la sua vita come un pater familias. Per il mondo invece Jobs è stato un genio per le sue invenzioni e intuizioni innovative, per la sua attitudine a pensare fuori dagli schemi.

Infatti, ciò che da sempre si accompagna alla genialità è la sregolatezza: la capacità di creare senza sottostare alle regole. Tra le regole infrante da Jobs c’è quella di non aver mai frequentato il college, cosa che si augurava anche per la figlia. L’uomo che pattinando nei dintorni della Stanford University con Lisa pronunciava queste parole:

«Come sai, io non sono andato al college» mi disse. «E forse non ci andrai nemmeno tu. Io credo sia meglio andare là fuori e darsi da fare nel mondo». «Ti insegnano in che modo altre persone pensano, e questo nei tuoi anni più produttivi» mi disse. «È una cosa che uccide la creatività. Che trasforma le persone in deficienti».

Qualche anno dopo teneva il discorso finale per la cerimonia dei laureati di quello stesso campus. In questo intervento Jobs raccontava di come dopo aver rinunciato agli studi universitari scoprì la voglia di conoscere ciò che più gli sembrava interessante in quel momento. Assecondare tale interesse, che in quel frangente fu il corso di calligrafia, si rivelò un elemento importante per il futuro della Apple e non solo.

Il corso di calligrafia emerge anche in un passaggio del libro. Lisa racconta con semplicità e delicatezza uno dei gesti più apprezzati e graditi che può accadere tra un padre e una figlia: il dialogo.

«Lo sai cos’è una “grazia”? Guarda – vedi queste lineette dove finisce la lettera? Ce n’è una alla fine della linea lunga: ecco, quella è una grazia. Alcuni pensano che così si legga meglio». Di tutti i dettagli che ci sono al mondo, aveva voluto mostrarmi proprio quello.

Un aneddoto apparentemente banale e un’informazione non essenziale per la crescita di una bambina. Ma è proprio da questi piccoli e brevi attimi di sincera paternità narrati da Lisa che siamo in grado di capire il suo amore per lui. Infatti, delle parole di Steve, Lisa coglie la volontà di trasmetterle un insegnamento. L’aver scelto un particolare, un dettaglio della realtà a prima vista insignificante, dice della capacità di saper guardare con interesse qualcosa dato per scontato, per già saputo. Allo stesso tempo, svelandole quella finezza, era riuscito a comunicarle una parte di lui: la scoperta fatta al college dopo aver rinunciato agli studi.

Pesciolino

Il libro, da poco inserito nella lista dei 100 libri degni di nota nel 2018 del The New York Times, racchiude diversi episodi in cui il mito di Jobs viene abbattuto dall’uomo limitato ed egoista Steve. Tutta la fragilità dell’essere umano e la sua incapacità di voler bene in modo gratuito emergono dalla figura dipinta da Lisa. Ma i limiti del genitore vengono raccontati con l’affezione filiale e comprensiva di chi, in fondo, per tutta la vita non ha fatto altro che cercare di essere all’altezza dell’amore del padre.

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