MyFoody

La startup MyFoody ha una doppia valenza: far risparmiare fino al 50% sui prodotti di qualità e combattere lo spreco alimentare.

Non solo Amazon Prime NOW a quanto pare (che comunque, per il momento, rimane confinato al solo territorio di Milano). Dopo la spesa social e la spesa alla spina è arrivato il momento del risparmio e della lotta allo spreco alimentare con MyFoody, una piattaforma che permette di trovare prodotti alimentari di qualità vicini alla data di scadenza a un prezzo scontato acquistabili nei supermercati vicini alla propria posizione.

Come funziona MyFoody?

È molto semplice: basta scaricare l’app presente sia su Play Store sia su AppStore e attivare la geolocalizzazione. Una volta aperta la app, verranno mostrati i supermercati che aderiscono al programma con tutte le offerte attive. Una volta selezionato il supermercato adeguato non bisogna far altro che recarsi nel punto d’acquisto selezionato, fare la spesa e risparmiare fino al 50% sul totale evitando così gli sprechi alimentari e riducendo anche l’impatto ambientale, fattore spesso sottovalutato che riguarda tutti i servizi di consegne a domicilio. Non si parla però solo di prodotti prossimi alla scadenza, anzi: MyFoody funziona più come un outlet di vestiti. Infatti è possibile trovare anche prodotti con difetti di confezionamento (niente che comunque comprometta la qualità dei prodotti) e prodotti stagionali che rischiano di essere sprecati poiché invenduti.

L’azione di MyFoody però non finisce qui, perché lo spreco non si combatte solo in fase di spesa, ma anche se non soprattutto a casa.

Quante volte infatti capita di comprare più di quanto effettivamente si riesca a consumare?

In questo caso arriva in soccorso il blog di MyFoody con consigli, ricette e approfondimenti su come ridurre lo spreco alimentare riutilizzando quel che rimane nel frigorifero.

Perché il cibo non si spreca. Mai.

Come contribuisce MyFoody a combattere lo spreco alimentare?

Nonostante alcune eccedenze alimentari (prevalentemente prodotti a lunga conservazione) vengano recuperate dalle associazioni no profit, ogni anno in Italia si gettano nella spazzatura dai 10 ai 20 milioni di tonnellate di prodotti alimentari per un valore di circa 37 miliardi di euro. Non si produce così solo un danno economico ma anche un impatto pesantissimo sul clima, le risorse idriche e il consumo di territorio. Da un rapporto FAO del 2013 – Food wastage footprint: impacts on natural resources – è stato evidenziato come lo spreco alimentare, a livello mondiale, causi lo sperpero di un volume di acqua pari al flusso di un fiume come il Volga, e sia responsabile della produzione di 3,3 miliardi di tonnellate di gas serra.

La Commissione Europea si è posta come obiettivo quello di diminuire gli sprechi alimentari del 30% entro il 2030. Il traguardo preposto è certamente ambizioso, ma seguendo i buoni esempi il risultato non sembra più così lontano.

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